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L'autore è inseparabile dalla sua opera

L'autore è inseparabile dalla sua opera

Separare autore e opera

È possibile separare l’autore dalla sua opera? Un problema a cui pare sia impossibile trovare una soluzione che metta tutti d’accordo. Ma dal mio punto di vista la risposta è piuttosto semplice: no, è assolutamente impossibile separare l’autore dalla sua opera. Non solo, tentare tale separazione è un po’ come tentare di separare l’opera da sé stessa, perché l’opera esiste solo e soltanto per volontà esplicita del suo autore.

Può sembrare superfluo evidenziare il fatto che «l’opera d’arte» possa apparire come tale solo quando esiste una volontà autoriale, ma in questi tempi insidiosi e curiosi, in cui le intelligenze artificiali sono capaci di generare in pochissimo tempo testi, immagini e voci, è una precisazione doverosa che non è più possibile omettere o ignorare con nonchalance.

Non posso dilungarmi troppo, in questo scritto, a delineare in dettaglio le differenze tra arte e artigianato, oppure ad approfondire i concetti di oggetto estetico e opera d’arte, pertanto debbo dare per scontato che si sappia distinguere perlomeno la differenza tra i seguenti oggetti estetici:

  1. Un “tramonto” di cui l’osservatore subisce il fascino ma che non è un’opera d’arte.
  2. Il “disegno di un tramonto” fatto da qualcuno, che è certamente un’opera ma non è necessariamente un’opera d’arte
  3. «Tramonto: campi di grano vicino ad Arles»1 (1888) di Vincent van Gogh, che è un’opera d’arte.

Un tramonto naturale può essere incredibilmente bello e fascinoso ma non è considerabile un’opera d’arte: l’arte dev’essere sempre frutto dell’ingegno umano. Negando la necessità dell’ingegno umano, ci metteremmo nella scomoda posizione di dover accettare che, di conseguenza, qualsiasi opera priva di una volontà autoriale, per esempio un’opera d’artigianato creata da un’intelligenza artificiale a partire da un dataset di contenuti artistici umani, possa essere “esattamente” paragonabile a un’opera d’arte di van Gogh.

Quando vedranno la luce le intelligenze artificiali forti, senzienti e dotate di coscienza, allora potremo interrogarci su come classificare le loro opere insieme a quelle umane – anche se ho la netta sensazione che quel giorno avremo ben altri problemi di cui preoccuparci. Ma quella è un’altra storia già scritta da James Cameron e Gale Anne Hurd intitolata: Terminator.

Tornando all’argomento principale: separare l’opera dall’autore. Impossibile, dicevo. L’opera senza autore è una contraddizione in termini. A differenza di chi legge solo alcuni miei interventi sparsi sui social network, chi legge con attenzione i miei scritti più complessi non può restare sorpreso da tale affermazione. Non c’è contraddizione o ambiguità nelle mie posizioni, solo alcuni potenziali equivoci che ho intenzione di dissipare ora.

L’autore è una maschera

Un individuo non va mai ridotto al ruolo che sta interpretando o che è costretto a interpretare in un determinato contesto sociale o lavorativo. Questa è un’indiscutibile evidenza da qualsiasi punto di vista la si consideri.

Una persona che si guadagna da vivere creando contenuti su OnlyFans non può essere stigmatizzata per quella sua decisione lavorativa. Ciò che appare nelle foto di OnlyFans è «l’autore» dei contenuti su OnlyFans, non «la persona» nella vita reale. OnlyFans non basta e non può bastare a restituire la complessità della persona che si cela dietro quei contenuti.

Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo, ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita del cazzo. Sei orfano giusto? Credi che io riesca ad inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei… perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? Personalmente me ne stra-frego di tutto questo, perché sai una cosa? Non c’è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro del cazzo. A meno che tu non voglia parlare di te, di chi sei… allora la cosa mi affascina, ci sto.2

Fantozzi e Fracchia non sono esattamente Paolo Villaggio, non rappresentano ciò che Paolo Villaggio era nella vita reale. D’altro canto è innegabile che Fantozzi e Fracchia non sarebbero potuti esistere senza la volontà autoriale di Paolo Villaggio. In questo senso, l’opera di finzione “Fantozzi” è indissolubilmente legata al suo autore Paolo Villaggio.

Pretendere che il personaggio Fantozzi possa bastare a rappresentare la totalità del pensiero di Paolo Villaggio, è quantomeno buffo. Tale discorso può essere fatto solo se mettiamo da parte le sue opere di fiction e prendiamo in considerazione saggi e altre opere di non-fiction. Ma di nuovo: ridurre Paolo Villaggio a una selezione di pagine da lui scritte non può restituirci un’immagine totale dell’uomo “Paolo Villaggio”.

Ecco un meme che mi fa molto sorridere ogni volta che lo vedo.

Meme su Junji Itō e Hayao Miyazaki

Fare esperienza di un’opera, che è inseparabile dall’autore senza il quale non potrebbe neanche esistere, non fornisce garanzie di trovarci effettivamente di fronte a un’immagine perfettamente centrata e messa a fuoco della persona o delle persone che si celano dietro quell’opera.

Se un dittatore assassino realizzasse opere innocenti e delicate, ciò basterebbe ad assolverlo dai delitti che ha commesso? Ovviamente no. Allo stesso modo, se una persona buona e innocente, che non farebbe male a una mosca, realizzasse opere disturbanti intrise di una violenza inenarrabile, ciò la renderebbe colpevole di qualche delitto? Di nuovo: no.

Illustrazione di Hitler a confronto con Samura

L’autore va separato dalla persona, ma è inseparabile dalla sua opera, così come in Django Unchained di Quentin Tarantino (2012), Leonardo DiCaprio è inseparabile dal ruolo di Mr. Candie, ma è totalmente separato dall’attore nella sua vita reale. Le sue azioni nei panni di Mr. Candie possono essere considerate solo in riferimento a quel film specifico. La sua prova attoriale in quella pellicola può essere confrontata ad altre sue performance in altre pellicole in cui veste i panni di «autore-attore», ma non può essere considerata per stabilire la vera natura di Leonardo DiCaprio «persona».

Allo stesso modo, Quentin Tarantino autore, che ha dato vita ai personaggi di quel film, va considerato nel contesto di quella sceneggiatura o di altre sue sceneggiature in cui veste i panni di «autore-scrittore», non per stabilire i connotati della sua persona.

Ma se questo è vero, dev’essere vero anche il contrario: criticare un’opera in base alla persona che c’è dietro l’opera, è un’operazione che non può esser fatta a cuor leggero. Si può criticare solo l’autore che ha creato l’opera.

Un uomo amabile può essere un pessimo autore. Un uomo detestabile può essere un ottimo autore. Non c’è modo di sfuggire a tale realtà.

Negare ciò è una pericolosa smarginazione ideologica. Da una parte significa ammettere che la persona Leonardo DiCaprio è giudicabile in base alle azioni compiute dal suo personaggio Candie; o che una certa persona sia giudicabile in base ai suoi contenuti su OnlyFans. Dall’altra parte, significa limitare il campo di azione artistico-espressivo, perché quando scatta la paura di essere censurati o marginalizzati in base al contenuto delle proprie opere, la maschera dell’autore diviene ostaggio della critica costringendo all’utilizzo di pseudonimi. Ove ciò non fosse possibile, ad abbandonare progetti o a rimodularli in base al pre-giudizio morale della società.

Può essere accettabile tale condizione in una società libera? Non può.

Eppure succede. Per questo la privacy, cioè la libertà di poter usare pseudonimi e mascherare il proprio volto, è un diritto umano fondamentale. L’anonimato consente la massima libertà di espressione possibile. Ma bisogna anche potersi guadagnare da vivere attraverso tali pseudonimi senza esporsi al pubblico ludibrio, alla censura, al boicottaggio. Per questo è necessario che esista una valuta, un sistema di pagamento che non possa essere controllato o limitato da entità illiberali e anti-democratiche3.

Le persone sono maschere

Trovo piuttosto presuntuoso marchiare a fuoco le persone in base ad alcune loro azioni o idee, figuriamoci in base alle loro opere. Io faccio fatica addirittura a comprendere me stesso in tutta la mia complessità, eppure conosco in dettaglio ogni mia azione e idea, perché fanno parte di me.

Fatico perché so che Andrea Brandi di oggi non è Andrea Brandi di 5 o 10 anni fa. Forse non è nemmeno lo stesso di ieri; e domani non sarà lo stesso di oggi. Perché sono un ente che muta, cresce, evolve. Mentre le mie opere sono istantanee dei miei stati d’animo. L’articolo che sto scrivendo adesso l’avrei scritto diversamente 5 anni fa e lo scriverei diversamente tra 10 anni. Per questo la persona (ente) è cosa diversa dall’autore (eterno). Persona e autore viaggiano su linee spazio-temporali differenti.

L’autore è quella maschera che può essere rintracciata utilizzando una specifica coordinata dello spazio-tempo in cui sono vissuto. Proprio perché è un’immagine ferma nel tempo, cioè eterna, si offre allo sguardo e può essere fotografata dal giudizio critico con accettabile accuratezza.

D’altro canto, ogni tentativo di giudicare criticamente la mia persona, fallisce in partenza, perché la mia persona cambia ogni giorno e non si offre mai inerte allo sguardo critico, che è uno sguardo lento e minuzioso che necessita di un alto tempo di esposizione per poter catturare un’immagine chiara e non sfuocata della mia essenza.

Se siete autori, artisti o creatori di contenuti, sapete perfettamente che il vostro “io autore” non rappresenta affatto la totalità di ciò che siete. A volte è proprio la pulsione di scoprire chi siete a farvi diventare autori.

Quella dell’autore non è l’unica maschera che possiamo indossare. Ognuno di noi veste molteplici maschere ogni giorno, tutti i giorni. È il modo più efficiente per interagire con “gruppi complessi” di individui, ognuno dotato di proprie esperienze e sensibilità. Io che parlo a casa mia, non sono io che parlo a casa d’altri che mi ospitano. Allo stadio non uso lo stesso tono di voce che uso in una cattedrale. Con mia madre non uso le stesse parole che uso con mio fratello. Se lavoro come cameriere in un ristorante, non mi rivolgo ai clienti come mi rivolgerei ai miei amici. A un matrimonio o a una festa di laurea, non indosserei il pigiama come quando vado a dormire o la maglia del Napoli come se andassi allo stadio.

Potrei continuare a lungo: davanti a un bambino piccolo voi usate lo stesso linguaggio e compiete le stesse identiche azioni che compiete davanti ai vostri amici o fidanzati? Voglio sperare di no. Ogni luogo, ogni occasione, ogni persona con cui interagiamo, richiede d’indossare costumi e usare linguaggi consoni per l’occasione. Non significa essere fasulli o conformisti, significa interfacciarsi con un mondo sociale sfaccettato e complesso.

Oltre a una dimensione privata intima e personale, esiste un io figlio e un io genitore, un io studente e un io professore universitario, un io cliente e un io cameriere. Sono sempre io ma in un contesto sociale diverso.

Dunque, se nemmeno voi siete in grado di conoscervi, perché nel tentativo di acchiapparvi sfuggite a voi stessi evolvendo giorno dopo giorno, come potete pretendere di conoscere altre persone, delle quali avete visto forse una o due maschere che non rappresentano la loro totalità e che domani potrebbero essere già cambiate? La risposta è evidente: è impossibile.

Note a piè di pagina

  1. Vincent van Gogh. Tramonto: campi di grano vicino ad Arles. 1888.

  2. Gus Van Sant. Good Will Hunting. 1997. Monologo di Sean Maguire interpretato da Robin Williams.

  3. Andrea Brandi. FCK NFT HEX, Bitcoin come strumento di libertà. 2022.